mostra in corso

SPACE ODDITY

“(…) and I’m floating in a most peculiar way.
And the stars look very different today (…)” (1)

In questi anni ci muoviamo tutti in modo differente e le stelle sembrano diverse, perché il tempo ci concede nuove distanze e modi inusuali per guardare le medesime cose e vederle sempre nuove.

Dello spazio sappiamo molto e non conosciamo ancora nulla. I razzi interstellari, lo sbarco sulla Luna, le spedizioni verso Marte, tutto è passato e futuro, ma insieme formano il nostro presente, del quale cerchiamo di scoprire il senso mettendone insieme i frammenti. L’Arte, per chi la frequenta, serve anche a questo, a dare senso, a rinnovarlo, a tracciare un percorso che accompagni la nostra vita quotidiana sulla terra.

In un presunto moto circolare Studio Gariboldi, transitando dall’esperienza satellitare di Via Ventura 5, ritorna alla sede di apertura e conferma le sue scelte di partenza, resistenti al setaccio degli anni ma con nuovi significati.

La mostra Space Oddity, che inaugura i locali ristrutturati ad hoc situati in Corso Monforte 23, è allestita in uno spazio dotato di un impianto di aerazione avveniristico, quasi fossimo su un’ideale navicella spaziale proiettata in un futuro prossimo. Le intenzioni della Galleria sono di testimoniare quanto accadeva negli anni Cinquanta a Palazzo Cicogna. Non è una coincidenza e se sì, fu propizia, che al 23 di Monforte lavorasse proprio Lucio Fontana, fondatore dello Spazialismo, movimento di avanguardia che vede lo Spazio come propulsione verso nuove possibilità, nuovi linguaggi, senza alcun limite. Sua la volontà di redigere un Manifesto che urla libera espressione priva di vincoli accademici. Una reazione per non rimanere costretti entro schemi che risentono del tempo in cui nascono, correndo il rischio di essere troppo costretti nei recinti delle mode e quindi dimenticati.

Di Fontana e degli altri firmatari è la volontà di reagire guardando oltre.

Negli anni Cinquanta, un gruppo di Artisti Italiani, con linguaggi diversi ottenendo risultati differenti, fece dello Spazialismo un modo di fare Arte, di esprimersi.

Lo Spazio inteso come nuova frontiera fu un motivo, uno dei motivi, per non guardare e vedere i fatti tutti nello stesso modo, nel solito identico modo. Sguardi che ancora oggi non sono stati eguagliati e superati, proprio perché lo Spazio è lungi dall’essere conosciuto, scoperto, dominato. Ecco perché Fontana, Bacci, Crippa, Deluigi, Dova, Donati, Sottsass, Scanavino, Capogrossi, restano al setaccio della Storia dell’Arte e della nostra storia personale di galleristi. Il loro linguaggio è contemporaneo, si lega per colori e armonie al vedere di questo millennio.

Parte da loro la nuova stagione di Studio Gariboldi, a cui seguiranno mostre che terranno conto, come sempre è stato, di un gusto estetico e di ricerca volto a rispettare la Storia, la sapienza tecnica e una forma di classicità che garantiscano al collezionista opere senza una data di scadenza.

Dunque dalle nuove fluttuazioni:

(…) I think my spaceship knows which way to go
Tell my wife I love her very much she knows (…) (2)

Artisti Esposti: Fontana, Bacci, Crippa, Deluigi, Dova, Donati, Sottsass, Scanavino, Capogrossi

(1) testo da “Space Oddity” di David Bowie, 1969
(2) testo da “Space Oddity” di David Bowie, 1969

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