Arte&Cinema
Città delle ombre: una serie Tv e le opere di Antoni Tàpies
30.03.2026
C’è un respiro di pietra che attraversa Barcellona, un’ossessione di forme. Nella serie tv spagnola del 2025, Città delle ombre, l’architettura non si limita ad ospitare il delitto: lo genera, lo nutre, lo rende sacro e terribile. Antoni Gaudí non è più solo un nome, ma un complice silenzioso; le sue curve architettoniche diventano muscoli tesi sotto la pelle della città. Casa Milà si staglia come un’onda pietrificata che nasconde il vuoto, mentre i suoi camini sul tetto, inquietanti sentinelle guerriere, vigilano su segreti che non dovrebbero mai essere pronunciati.
La macchina da presa accarezza il ferro battuto e le vetrate di Casa Batlló, cercando una verità che si frantuma nel trencadís di Parco Güell, quel mosaico di cocci che assomiglia ai destini spezzati dei protagonisti. Negli interni dei palazzi, il silenzio è pesante, arredato dalle figure materiche di Manolo Valdés: le sue Meninas sono presenze mute, testimoni di un potere che si tramanda tra pareti istoriate e soffitti a cassettoni. Nel secondo episodio, questo silenzio si fa graffio sulle tele di Antoni Tàpies: i suoi segni astratti e la materia rugosa delle sue opere appese alle pareti diventano muri di ferite, simboli di una sofferenza incisa che rompe la compostezza delle stanze nobiliari. La Sagrada Família incombe come un’incompiuta preghiera di roccia, un labirinto di luce e ombra dove il sacro scivola nel profano. Forse per la prima volta, qualcuno si permette di pronunciare un giudizio su quest’opera. Lasciamo che a scoprirlo siate voi.
La serie appartiene al genere Noir, è attualmente in onda sulla piattaforma Netflix. Consigliata anche per la presenza di opere d’arte, qualità della storia e dei suoi interpreti.



