Febbraio – Aprile 2026
ITALY-JAPAN. Artisti giapponesi a Milano dal 1960s
10 febbraio – 2 aprile 2026
Italy-Japan. Artisti giapponesi a Milano dal 1960s è un progetto con focus sugli artisti giapponesi che hanno lavorato in Italia negli anni ’60 e ’70 e sulle relazioni con i maestri italiani di quegli anni (Fontana, Castellani, Bonalumi e Baj).
Nel cuore del dopoguerra, mentre l’Europa cercava nuove forme di espressione attraverso l’astrazione, un piccolo ma rivoluzionario ponte culturale collegava Milano, Parigi e Tokyo. Oggi, Studio Gariboldi riapre quell’arco temporale dimenticato, portando alla luce gli artisti giapponesi che operarono in Italia negli anni ’60 e dialogarono con le avanguardie europee.
Questa discovery globale non è solo una riscoperta di opere rare e importanti: è un punto di vista originale sulla storia dell’arte moderna. Svela come la contaminazione culturale fosse già allora un motore creativo potente.
Artisti come Katsumi Nakai, Tomonori Toyofuku, Nobuya Abe, Key Hiraga e Aiko Miyawaki, solo per citarne alcuni tra quelli proposti dalla galleria, reinventavano la pittura e la scultura astratta, fondendo sensibilità orientali con il linguaggio europeo, anticipando di decenni il concetto di global art.
Il dialogo tra le due sponde del mondo non è mai stato così evidente: le geometrie zen incontrano le linee rigorose della scuola di Milano; i gesti materici dei giapponesi risuonano con le tele degli astrattisti italiani. In mostra opere da collezione che la galleria colloca in un contesto in grado di raccontare la storia dimenticata di un ponte culturale unico, fino ad oggi invisibile ai grandi media internazionali.
Questa narrazione offre ai collezionisti, ai musei e ai giornalisti una chiave di lettura fresca e globale: l’astrazione non è solo europea, non è solo giapponese, ma è un terreno condiviso di sperimentazione e dialogo, capace di riscrivere la storia dell’arte contemporanea.
L’intuizione non è solo artistica, è intellettuale: mostra che la creatività globale è sempre esistita, anche quando i confini culturali sembravano non permeabili.
Aiko Miyawaki (Tokyo, 1929 – 2014)
Scultrice e pittrice giapponese, Aiko Miyawaki si trasferisce a Milano alla fine degli anni Cinquanta. Il lavoro di Miyawaki unisce due tradizioni: la cultura visiva giapponese, con il suo uso essenziale dello spazio, e l’astrazione europea, concentrata su costruzione, linea e materia come elementi indipendenti dalla rappresentazione. Le sue strutture in ottone, composte da sottili elementi tubolari, si configurano come disegni tridimensionali capaci di catturare e rifrangere la luce, trasformando lo spazio in un campo dinamico e vibrante. Le sue opere sono in collezione presso il Tokyo National Museum of Modern Art, il National Museum of Modern Art, Kyoto, il Nagi Museum of Contemporary Art (Nagi, Okayama, Giappone) e la Collezione Gori – Fattoria di Celle, Pistoia. Studio Gariboldi le ha dedicato la mostra personale Aiko Miyawaki – Sculpture 1965–1975 nel 2024.
Tomonori Toyofuku (Kurume, 1925 – Fukuoka, 2019)
Scultore giapponese, Tomonori Toyofuku giunge in Italia nei primi anni Sessanta stabilendo un legame profondo con Milano. La sua scultura in legno si fonda su un processo di scavo e sintesi che costruisce un equilibrio tra pieni e vuoti, materia e silenzio. Le forme organiche e compatte riflettono una tensione meditativa che unisce tradizione giapponese e rigore dell’astrazione europea. Le sue opere sono in collezione presso il Museo Nazionale d’Arte Moderna di Tokyo (1968), il Museo Municipale d’Arte di Kitakyushu (1977), il Parco della Città di Kurume (1983) e il Porto di Fukuoka (1996). La più importante collezione pubblica si trova presso il Fukuoka Prefectural Museum of Art, che nel 2022 gli ha dedicato una grande mostra monografica. Studio Gariboldi ha esposto le sue opere all’interno della mostra collettiva Japan nel 2016.
Katsumi Nakai (Hirakata, 1927 – Hirakata, 2013)
Pittore e scultore giapponese, Katsumi Nakai si stabilisce a Milano negli anni Sessanta, inserendosi pienamente nel clima sperimentale che caratterizza la città in quel periodo. Nel 1964 intraprende un viaggio in Europa con l’intento di entrare in contatto diretto con l’arte occidentale. Una tappa fondamentale è proprio Milano, dove decide di trasferirsi e dove rimarrà per oltre trent’anni. Qui entra in relazione con il vivace ambiente artistico milanese e con figure di primo piano come Lucio Fontana, Enrico Castellani, Agostino Bonalumi, Paolo Scheggi, Enrico Baj e Nanda Vigo. Il critico Guido Ballo lo include nella cosiddetta “Nuova Scuola di Milano”, riconoscendo l’originalità e la forza innovativa della sua ricerca. La sua pratica si colloca al confine tra pittura e scultura, attraverso strutture tridimensionali, spesso apribili, che attivano una relazione dinamica tra colore, luce e movimento. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni museali, tra cui il National Museum of Art di Osaka e l’Hyogo Prefectural Museum of Art. Un suo lavoro è stato inoltre acquisito dal Centre Pompidou di Parigi e dal MAMCO di Ginevra. Studio Gariboldi ha riproposto il lavoro di Katsumi Nakai per la prima volta dopo la storica esperienza alla Galleria del Naviglio di Milano, nella collettiva Japan (2016). Nel 2019 inaugura la personale Katsumi Nakai, seguita da Unpacking (2020) e dalla seconda mostra personale Katsumi Nakai. Flying High (2025).
Nobuya Abe (Niigata, 1913 – Roma, 1971)
Pittore giapponese, Nobuya Abe si stabilisce in Italia negli anni Sessanta, dove approfondisce un linguaggio astratto fondato sulla stratificazione materica e su una precisa scelta cromatica. In continuo contatto con la scena artistica europea e milanese – segnata dalla presenza di artisti come Manzoni e Fontana – la sua attività diventa un punto di confronto tra le diverse avanguardie del momento, dallo Spazialismo al Gruppo Zero, in dialogo con le ricerche provenienti dal Giappone. La sua indagine evolve progressivamente verso una pittura in cui la superficie si configura come campo di forze, attraversato da vibrazioni controllate e da un equilibrio calibrato tra gesto e struttura. La poetica di Abe si concentra sempre più su tre elementi fondamentali – materia, struttura e luce – un percorso che lo conduce ad avvicinarsi all’astrattismo geometrico, mantenendo tuttavia una tensione lirica radicata nella sensibilità giapponese. Opere come Hand (c. 1947) e R3 (Study) (1971), oggi nella collezione del National Museum of Modern Art, Tokyo, testimoniano questo passaggio verso una sintesi formale capace di fondere cultura visiva giapponese e informale europeo. In tale dialogo tra culture si inscrive pienamente il suo ruolo nel progetto Italy–Japan. Le sue opere sono inoltre conservate presso il National Museum of Modern Art, Kyoto e il National Museum of Art, Osaka. Studio Gariboldi gli ha dedicato la mostra personale Nobuya Abe nell’ottobre 2020, oltre alle collettive Japan (2016) e I feel good (2024).
Key Hiraga (Tokyo, 1936 – Hakone-Yumoto, 2000)
Pittore giapponese, Key Hiraga rappresenta la voce più visionaria e psichedelica della generazione attiva tra Giappone e Italia negli anni Sessanta. Dopo gli studi a Tokyo e il periodo parigino, sviluppa un linguaggio che intreccia astrazione, figurazione narrativa e cromie intense, con composizioni dense di simboli, ironia e tensione immaginativa. Hiraga introduce un universo vibrante e contaminato, in cui elementi figurativi, simbolici e astratti convivono in una narrazione sospesa tra ironia e tensione psicologica. Le sue opere sono in collezione presso il Museum of Modern Art, il Tokyo National Museum of Modern Art, il National Museum of Modern Art, Kyoto e il National Museum of Art, Osaka. Nel 2000 viene inaugurato l’Hiraga Key Museum, dedicato alla sua opera. Studio Gariboldi ha dedicato all’artista una mostra personale nel 2015 e ha successivamente presentato una sua opera nella mostra collettiva Japan del 2016.






