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LA STANZA DI KEY HIRAGA
29.04.2026
LA STANZA DI KEY HIRAGA
Opere degli anni ’70
7 MAGGIO – 16 LUGLIO 2026
Nell’ambito del progetto “Italia–Giappone: artisti giapponesi a Milano dal 1960”, sarà possibile visitare La stanza di Key Hiraga, una nuova mostra personale che riunisce opere abbaglianti e psichedeliche, capaci di restituire tutta l’energia pittorica e l’immaginazione visionaria dell’artista. I lavori esposti evocano la Parigi del quartiere Pigalle, principale fonte di ispirazione per Hiraga. Siamo a metà degli anni Sessanta, e la vivace vita notturna della capitale francese prende forma sulle sue tele in scene ironiche e teatrali, popolate da figure immaginarie, uomini enigmatici e donne sensuali. Il corpo è al centro di un continuo gioco visivo: occhi, bocche e orecchie si trasformano e mutano, dando vita a un’esperienza immersiva, quasi cinematografica, con sorprendenti dettagli che si rivelano a uno sguardo ravvicinato.
Nel 1972 il pubblico italiano incontrò per la prima volta le opere esuberanti di Key Hiraga (Tokyo, 1936 – Hakone, 2000), eclettico protagonista della scena artistica giapponese del dopoguerra. Nel 2015, dopo quasi mezzo secolo, Studio Gariboldi gli ha dedicato una mostra retrospettiva, presentando una selezione di lavori della serie The Elegant Life of Mr. K, realizzati tra gli anni Sessanta e Settanta. Oggi siamo lieti di presentare La stanza di Key Hiraga, la seconda mostra personale che la galleria dedica all’artista giapponese.
Immagini: Key Hiraga, Senza titolo, 1972, olio su tela, dettagli, 65 × 54 cm.
Il progetto Italy–Japan è realizzato con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.
Lunedì – Venerdì
11:00 – 13:00 | 14:00 – 18:00
Sabato su appuntamento
Info: press@studiogariboldi.com
www.studiogariboldi.com
Corso Monforte 23, Milano
FullOfArt
Le preziose carte giapponesi di Lucio Passerini
28.04.2026
Giovedì 21 maggio alle ore 17.00
Paolo Linetti, esperto di iconografia e simbologia, ci condurrà in un viaggio affascinante tra le immagini evocate nelle opere di Lucio Passerini, artista, incisore e tipografo. Al centro dell’incontro sarà il rapporto tra segno, materia e supporto, con particolare attenzione all’uso delle carte giapponesi, scelte dall’artista per la loro qualità tattile e per la capacità di accogliere l’impronta della stampa come spazio sensibile e vivo. Nella pratica di Passerini, infatti, ogni elemento, dalla carta al carattere tipografico, nasce da un dialogo profondo con il contenuto, in cui materiali e forme vengono pensati come parte integrante del processo creativo.
Lucio Passerini (Novara, 1954 – 2025) è stato artista, autore, incisore, tipografo e docente. Dal 1982 ha realizzato libri d’artista e stampe con il suo torchio privato e la marca editoriale Il Buon Tempo, pubblicando edizioni d’arte a tiratura limitata.
Con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.
Ingresso libero, prenotate il vostro posto qui:
press@studiogariboldi.com
FullOfArt
Una giornata meravigliosa
20.04.2026
Giovedì 23 aprile, alle ore 17.00, nelle sale della galleria, saranno presenti lo scrittore e giornalista Paolo Di Stefano e l’artista Tullio Pericoli.
Al centro dell’incontro il libro Una giornata meravigliosa (Feltrinelli), di Paolo Di Stefano, un intreccio di vite che si sfiorano: uomini e donne comuni, con le loro paure, desideri e fragilità. Tra questi compare anche un giornalista che dialoga con un artista: insieme riflettono sul senso del fare arte e sul rapporto tra realtà e rappresentazione.
Il dialogo tra Paolo Di Stefano e Tullio Pericoli diventa quindi l’occasione per riflettere sul modo in cui parola e immagine raccontano le persone, il paesaggio umano e le storie del nostro tempo.
Conduce l’incontro Elisabetta Bucciarelli.
Ingresso libero!
Vi aspettiamo, prenotatevi qui: press@studiogariboldi.com
Arte&Cinema
Città delle ombre: una serie Tv e le opere di Antoni Tàpies
30.03.2026
C’è un respiro di pietra che attraversa Barcellona, un’ossessione di forme. Nella serie tv spagnola del 2025, Città delle ombre, l’architettura non si limita ad ospitare il delitto: lo genera, lo nutre, lo rende sacro e terribile. Antoni Gaudí non è più solo un nome, ma un complice silenzioso; le sue curve architettoniche diventano muscoli tesi sotto la pelle della città. Casa Milà si staglia come un’onda pietrificata che nasconde il vuoto, mentre i suoi camini sul tetto, inquietanti sentinelle guerriere, vigilano su segreti che non dovrebbero mai essere pronunciati.
La macchina da presa accarezza il ferro battuto e le vetrate di Casa Batlló, cercando una verità che si frantuma nel trencadís di Parco Güell, quel mosaico di cocci che assomiglia ai destini spezzati dei protagonisti. Negli interni dei palazzi, il silenzio è pesante, arredato dalle figure materiche di Manolo Valdés: le sue Meninas sono presenze mute, testimoni di un potere che si tramanda tra pareti istoriate e soffitti a cassettoni. Nel secondo episodio, questo silenzio si fa graffio sulle tele di Antoni Tàpies: i suoi segni astratti e la materia rugosa delle sue opere appese alle pareti diventano muri di ferite, simboli di una sofferenza incisa che rompe la compostezza delle stanze nobiliari. La Sagrada Família incombe come un’incompiuta preghiera di roccia, un labirinto di luce e ombra dove il sacro scivola nel profano. Forse per la prima volta, qualcuno si permette di pronunciare un giudizio su quest’opera. Lasciamo che a scoprirlo siate voi.
La serie appartiene al genere Noir, è attualmente in onda sulla piattaforma Netflix. Consigliata anche per la presenza di opere d’arte, qualità della storia e dei suoi interpreti.
Vita in galleria
I materiali degli artisti: il metallo
25.03.2026
Sappiamo davvero quali materiali portiamo nelle nostre case quando acquistiamo un’opera d’arte? Le loro caratteristiche e il loro significato simbolico possono incidere sulla qualità della nostra vita e, soprattutto, sul nostro stato d’animo.
Un’opera non è fatta solo di ingegno, inventiva o tecnica, ma anche di supporti, leganti, essenze e dettagli materici. Il lavoro del gallerista implica anche la conoscenza di questi aspetti, che spesso richiedono lunghi periodi di ricerca per essere ricostruiti.
Dopo gli approfondimenti dedicati al legno e al marmo, utilizzati dagli artisti Tomonori Toyofuku e Aiko Miyawaki, proseguiamo questo percorso con il terzo materiale: il metallo.
Nelle opere di Katsumi Nakai, le cerniere metalliche trasformano pannelli dipinti in forme interattive e tridimensionali, suggerendo movimento, cambiamento e una tensione costante tra superficie e volume. Allo stesso tempo, richiamano il concetto giapponese di ma, lo spazio significativo tra le cose. Le cerniere diventano così simbolo di trasformazione e apertura, attivando un dialogo dinamico tra materia e spazio e convertendo superfici statiche in forme in continua evoluzione.
Nell’immagine: Katsumi Nakai, Untitled, 1968, acrilico su legno sagomato, dettaglio.
ITALY–JAPAN. Artisti giapponesi a Milano dal 1960
fino al 30 aprile 2026
Corso Monforte 23, 20122, Milano
FullOfArt
La critica secondo Carla Lonzi
24.03.2026
Studio Gariboldi ha il piacere di invitarvi all’incontro La critica secondo Carla Lonzi, un approfondimento sulla vita e la scrittura di una personalità luminosa del Novecento italiano.
Carla Lonzi scrittrice e studiosa, ha un rapporto speciale con i protagonisti dell’arte degli anni Sessanta, Carla Accardi, Lucio Fontana, Jannis Kounellis, Getulio Alviani, Enrico Castellani, Pietro Consagra, Salvatore Scarpitta, solo per citarne alcuni. Attraverso l’ascolto e la conversazione, Lonzi mette in crisi l’autorità del critico e ridefinisce la critica d’arte come pratica di relazione: «Oggi si può essere vicino agli artisti anche ascoltandoli e poi riascoltandoli (..). Però, come puoi, dopo aver fatto un gesto come questo (…) rifare il vecchio gesto», Carla Lonzi, Autoritratto (1969). Studio Gariboldi rimette al centro del dibattito questa donna interessante per le modalità di ricerca e per i contenuti proposti, grazie al rigore e alla conoscenza di due giovani studiose.
Il dialogo tra Linda Bertelli e Marta Equi Pierazzini sarà sul loro saggio: Il corpo delle pagine. Scrittura e vita in Carla Lonzi (Moretti&Vitali, 2024). Nel volume una rilettura del percorso di Lonzi in cui risulta evidente il nesso inscindibile tra scrittura e vita, tra pratica politica e forma espressiva.
Con loro la ricercatrice Martina Cavalli.
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria a press@studiogariboldi.com
Arte&Cinema
Il suono di una caduta
23.03.2026
Ascoltare il silenzio. Attraversare il vuoto. Restare, nonostante tutto.
Abbiamo scelto di scrivere del film Il suono di una caduta di Mascha Schilinski, perché lavora sulle tensioni più sottili presenti in ogni rapporto umano e su ciò che accade sotto la superficie degli eventi. Ci interessa proprio questo sguardo sulle crepe invisibili delle relazioni e sui momenti in cui qualcosa si rompe, e allo stesso tempo si ridefinisce.
La caduta del titolo non è soltanto fisica, ma anche interiore. In questo spazio fragile si muovono figure femminili complesse, raccontate in ogni età della vita, lontane da ogni stereotipo.
Anche gli ambienti partecipano profondamente alla narrazione. Le scenografie curate da Cosima Vellenzer, tra pareti scrostate, superfici opache e stanze attraversate da una luce quasi polverosa, trasformano gli spazi della casa in luoghi della memoria, come se il tempo si depositasse sulle cose. Fabian Gamper, autore della fotografia, accompagna questa dimensione con immagini sospese, dove la luce naturale sembra emergere dall’interno degli ambienti.
Alcune inquadrature richiamano l’immaginario della fotografa Francesca Woodman, dove i corpi dialogano con muri, porte e specchi fino quasi a confondersi.
È un cinema fatto di silenzi, luce e architetture interiori, in cui ogni immagine sembra trattenere l’istante esatto in cui qualcosa cade e si trasforma.
Vita in galleria
I materiali degli artisti: il marmo
20.03.2026
Sappiamo davvero quali materiali portiamo nelle nostre case quando acquistiamo un’opera d’arte? Le loro caratteristiche e il loro significato simbolico possono incidere sulla qualità della nostra vita e, soprattutto, sul nostro stato d’animo. Un’opera non è fatta solo di ingegno, inventiva o tecnica, ma anche di supporti, leganti, essenze e dettagli materici. Il lavoro del gallerista implica anche la conoscenza di questi aspetti, che spesso richiedono lunghi periodi di ricerca per essere ricostruiti.
Dopo il primo approfondimento dedicato al legno e al suo utilizzo nelle opere di Tomonori Toyofuku, proseguiamo questo percorso con un secondo materiale: il marmo, la cui polvere è stata utilizzata da Aiko Miyawaki negli anni Sessanta.
L’artista giapponese impiegava polvere di marmo mescolata con olio o leganti sintetici, stendendola su pannelli per creare superfici delicatamente materiche, quasi scultoree. Attraverso questo processo, evocava la sensibilità giapponese del wabi-sabi, cogliendo la bellezza nell’imperfezione e nell’impermanenza, e instaurando con l’osservatore un silenzioso dialogo fatto di luce, ombra e presenza della materia. Nel contesto del dopoguerra, il suo lavoro risuona come una ricerca di equilibrio tra tradizione e modernità, dove anche la materia più densa sembra respirare di una vita sottile. Il marmo è da sempre simbolo di purezza, durata e memoria. Materiale nobile e compatto, capace di attraversare i secoli senza perdere la propria identità, rappresenta una forma di permanenza che si oppone al tempo, ma che al tempo stesso ne conserva le tracce. Nella sua polvere, frammentata e ricomposta, questa solidità si trasforma in superficie sensibile, rivelando una nuova dimensione della materia: più fragile, ma anche più intima e contemplativa.
Nell’immagine: Aiko Miyawaki, Untitled, 1964, polvere minerale con legante, dipinta su tavola, dettaglio.
ITALY–JAPAN. Artisti giapponesi a Milano dal 1960
fino al 30 aprile 2026
Corso Monforte 23, 20122, Milano










