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NEWS

Arte&Cinema

La mattina scrivo

17.03.2026

Dedicato agli artisti

La mattina scrivo della regista Valèrie Donzelli, è un film dedicato agli artisti. Siano essi scrittori, pittori, musicisti. È la storia di un uomo che di professione scatta fotografie. Ma la sua profonda realizzazione personale passa da una forma d’arte differente, che non è la fotografia, ma la scrittura. Dopo la pubblicazione di qualche volume si sente uno scrittore e decide di continuare a esserlo, costi quel che costi. Il prezzo è alto. La scelta radicale. La mattina è dedicata alla propria arte, il pomeriggio a lavori massacranti, qualsiasi, pagati pochissimo. Intorno a lui una moglie e due figli grandi, avuti in età giovane, che a tratti lo criticano ma soprattutto lo sostengono. Un padre e una sorella che gli forniscono un tetto minimo sulla testa, giudicanti e infastiditi. A loro e alla sua editor il compito di metterlo in discussione e di minarne l’autostima.
È un film dove i muri di sgretolano (la prima scena, un cartongesso picconato che crolla, è la sintesi di tutta la storia), i balconi di Parigi vengono piantumati dalle mani che sanguinano dei lavoratori e i giardinetti interni delle case di lusso potati con le cesoie. Quadri brutti alle pareti, Parigi quasi irriconoscibile.
Ci interessa (molto) perché parla agli artisti degli artisti. Di quelli radicali, poveri, legati alla sopravvivenza e al rispetto per la loro arte e di quelli fortunati, mantenuti da famiglie generose e seduti sulla propria fortuna.

Così la regista Velérie Donzelli: “(…) provengo da un ambiente che è un misto di immigrazione e artisti da parte di mio padre, comunisti italiani venuti in Francia, pittori e scultori da due generazioni. Mio nonno viveva in povertà, e mio padre ha sofferto per essere cresciuto in quel contesto. (…) Quindi sono una specie di miscuglio. Ho cercato di essere il più onesta possibile rispetto alla mia visione delle cose.

Vita in galleria

I materiali degli artisti

16.03.2026

IL LEGNO

Sappiamo davvero quali materiali portiamo nelle nostre case quando acquistiamo un’opera d’arte? Le loro caratteristiche e il loro significato simbolico possono incidere sulla qualità della nostra vita e, soprattutto, sul nostro stato d’animo. Un’opera non è fatta solo di ingegno, inventiva o tecnica, ma anche di supporti, leganti, essenze e dettagli materici. Il lavoro del gallerista implica anche la conoscenza di questi aspetti, che spesso richiedono lunghi periodi di ricerca per essere ricostruiti.

Di tanto in tanto troverete qui alcuni approfondimenti. Il primo riguarda il legno utilizzato da Tomonori Toyofuku negli anni Sessanta.

Lo scultore giapponese sceglieva spesso il legno di mogano per le sue opere, attratto sia dalle qualità formali sia dalle caratteristiche fisiche del materiale. Le sue sculture presentano forme astratte traforate e motivi ovali ricorrenti, ottenuti attraverso un processo di intaglio e perforazione che crea un intenso dialogo tra pieni e vuoti. Il mogano, resistente ma relativamente facile da lavorare, gli consentiva di realizzare tagli profondi e cavità precise, mantenendo al contempo la solidità della struttura. Il colore caldo, la venatura regolare e la superficie liscia del mogano contribuiscono inoltre a valorizzare il rapporto tra luce, forma e spazio che caratterizza la sua ricerca scultorea.

Il legno di mogano è universalmente considerato simbolo di resistenza, stabilità e affidabilità. È un legno solido e, grazie alla sua straordinaria durezza e alla capacità di non deformarsi con l’umidità, simboleggia una forza interiore che non vacilla di fronte alle avversità.

Nell’immagine: Tomonori Toyofuku, Untitled, 1987, legno scolpito, 42 × 23 × 18 cm. Dettaglio.

ITAlY-JAPAN. Artisti giapponesi a Milano dal 1960
fino al 30 aprile 2026
Corso Monforte 23, 20122, Milano

Arte&Cinema

Rental Family: il Giappone dei sentimenti

10.03.2026

Rental Family: il Giappone dei sentimenti

Abbiamo scelto Rental Family, della regista giapponese Hirari, per quattro motivi. Il primo è Tokyo, diffusa e intima. La frequentiamo entrando nelle case e nei ristoranti. Il secondo sono le piccole cose delicate della vita. Tra esse una gruccia da cui pendono colorate meduse trasparenti, realizzate con le bottiglie di plastica da una bimba bellissima. Il terzo riguarda le relazioni e le distanze. Siamo fatti di questo e in base ai metri che ci separano decidiamo chi siamo per gli altri. E poi c’è il quarto motivo che c’entra con l’estetica pura: Rental family è il teatro della vita, dove la fotografia di Takurô Ishizaka racconta il gelo emotivo prima con i toni freddi in cui domina il blu, poi man mano, con i colori che si scaldano, e trasformano i personaggi. Ogni inquadratura è un quadro e insieme alla colonna sonora compone un film nel film. Alla fine negli occhi vi resteranno case e radici d’albero, zainetti e interni intimi, immagini che messe insieme formano l’identità dei personaggi.
Questo film ci interessa perché ogni oggetto, colore, forma che portiamo nelle nostre case ci segna, e parla di noi agli altri.

Press

Studio Gariboldi su Bilan Magazine

09.03.2026

Studio Gariboldi al Salon d’Art Genève

In occasione di Art Genève 2026, Bilan Magazine ha dedicato un articolo al Salon d’Art. A parlare di noi non sono le parole ma le immagini.

Il fotografo Laurent Guiraud, ha scattato una foto sulla superficie riflettente di un’opera posta di fronte al nostro stand. Risultato? Si vedono chiaramente un quadro di Katsumi Nakai appeso a parete e una scultura di Tomonori Toyofuku in primo piano.

Rispettivamente:

Katsumi Nakai, Untitled, fine anni ‘70, acrilico su legno sagomato, cm 57×57
Tomonori Toyofuku, Untitled, 1985, legno sagomato, cm 115x85x6

Studio Gariboldi al Salon d’Art Genève. Di seguito la rassegna stampa di Italy–Japan.

Musei

Katsumi Nakai al MAMCO

06.03.2026

Katsumi Nakai al MAMCO

Siamo felici di comunicare che l’opera Object 46-104 di Katsumi Nakai è stata acquisita dal MAMCO, Musée d’art moderne et contemporain di Ginevra (Svizzera).

L’opera faceva parte della mostra personale Katsumi Nakai. Flying High, e del progetto Italy-Japan, artisti giapponesi a Milano dal 1960. Katsumi Nakai è nato nel 1927 a Hirakata, nella prefettura di Osaka. Il suo percorso lo ha condotto a Milano, una città che lo ha profondamente colpito e che è diventata l’ultima tappa del suo viaggio “seguendo il sole”. Nakai fu vicino al circolo di artisti che il critico d’arte Guido Ballo nel 1967 definì la “Nuova Scuola di Milano”. Tra questi conobbe Tomonori Toyofuku e Lucio Fontana, che avrebbero avuto un ruolo fondamentale nella formazione della sua visione artistica.

Katsumi Nakai, Object 46-104, 1973, acrilico e olio su compensato.

Arte&Cinema

Sentimental Value

04.03.2026

Sentimental Value: la casa

Se non l’avete ancora visto, siete fortunati. Sì, perché Sentimental Value, il nuovo film di Joachim Trier, è un capolavoro di personaggi, relazioni, sentimenti e anche, di ambienti. Forse i veri protagonisti sono proprio gli spazi. La casa, la sala da pranzo, lo studio, le camere, i corridoi.

La casa è la prima immagine del film, il vero motore della narrazione, è antica e nuova. Dolorosa e accogliente. È piena di ricordi e anche bisognosa di futuro. Chi ha pensato alla casa di Sentimental Value è Jørgen Stangebye Larsen, abita a Oslo ma lavora in tutto il mondo. Ogni ambiente è pensato per stratificazioni di vita. È nido, prigione, passato, luce e buio. Ascolta e parla, come un personaggio. Insieme alla set decorator Catrine Gormes, il product designer Larsen ha scelto un mix di oggetti che mescolano, con eleganza, i mobili IKEA a pezzi di design iconico, come la lampada Arco o la sedia Pernilla. Anche i mobili di Alvar Aalto e Arne Jacobsen si alternano negli ambienti del film, raccontano i personaggi, persino quelli che non ci sono più.
Andate a vederlo con fiducia, molto risuonerà dentro di voi e senza nemmeno accorgervi, allenerete anche il vostro gusto.

Press

Studio Gariboldi su Il sole 24 ore

03.03.2026

Studio Gariboldi su Il Sole 24 Ore

Nel suo articolo dedicato ad Art Genève, Giovanni Gasparini sottolinea l’identità della fiera come autentico “salon d’art”: una piattaforma raccolta e selettiva che apre la stagione internazionale con un forte accento curatoriale.

In questo contesto, la partecipazione di Studio Gariboldi si inserisce in un dialogo di alto profilo, confermando l’impegno della galleria nella ricerca storica e nella costruzione di progetti rigorosi in ambito internazionale.

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Arte&Cinema

Hamnet

02.03.2026

Le donne di Shakespeare

Aggiustare i viventi. Ripararli. E respirare, profondamente. Hamnet è la storia di Shakespeare, o meglio, della famiglia di Shakespeare, che lo racconta da un punto di vista inedito.
Lacrime alla fine e partecipazione nel percorso.
È un bellissimo film. Ancora le donne, le madri (cattive e buone) al centro. Periferico il drammaturgo geniale (uno dei nostri autori più amati e a lungo studiati), che alla fine, comunque, aggiusta tutto. È un uomo, e un genio. Perché ci interessa? Soprattutto perché la scenografia e la ricostruzione degli ambienti è pura poesia. Responsabile di questo è Fiona Crombie, che ha curato l’aspetto visivo degli ambienti in cui si svolge tutta la storia. Il suo lavoro include la ricostruzione di interni e spazi, come la casa, coerenti con il periodo storico e l’atmosfera emotiva del film.

Con fiducia, andate a vederlo e aggiustatevi un pochino anche voi.

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